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La possibilità di restituire una rigidità al pene tale
da consentire la penetrazione ed il rapporto sessuale
venne ricercata, tra i primi, da Carrion, Scott e
Subrini agli inizi degli anni ’70, utilizzando le
protesi peniene. |
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Il principio delle protesi peniene si basa sul fatto che l’inserimento all’interno dei corpi cavernosi, nell’ambito del tessuto spugnoso, di cilindri di materiale inerte compatibile (silicone) può consentire al pene di avere una rigidità (artificiale) costante, capace di ottenere una penetrazione fino al raggiungimento dell’orgasmo ed oltre. [ Vari tipi di protesi peniene ] |
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Se il paziente si denuda può essere apparente che il pene è in stato di erezione. Quando si indossano gli indumenti, i semplici slips riescono a contenere il pene pur se il rilievo dell’asta in erezione può essere evidente. Con i normali pantaloni non si vede e non si percepisce nulla. [ Paziente con protesi peniena malleabile ] |
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Nel tentativo di poter
occultare al massimo la presenza delle protesi peniene
si è passati dalle protesi rigide a quelle malleabili
(che possono essere piegate se non si hanno rapporti) a
quelle idrauliche che possono essere attivate dal
paziente in occasione del rapporto sessuale e sgonfiate
nelle altre situazioni. |
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Il posizionamento di una protesi peniena rappresenta una opzione valida per tutti i maschi che non rispondono alle altre procedure, o che per motivi medici non possono utilizzarle oppure che rifiutano di utilizzarle per motivi psicologici e comportamentali.
Il paziente attiva la
protesi agendo sulla pompa intrascrotale. ![]()
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